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11.28.2012

"IL POLITICO PORTATILE" SECONDO DAGOSPIA


‘’L’ITALIANO È MOSSO DA UN BISOGNO SFRENATO D’INGIUSTIZIA’’ - SFOGLIANDO “IL POLITICO PORTATILE”, RACCOLTA DI AFORISMI SU POTERE, MORALE E DENARO, SI CAPISCE IL ‘PALAZZO’ MEGLIO DI TANTI PISTOLOTTI E SI RISPARMIA TEMPO E MAL DI FEGATO - ‘’IL DENARO È IL LATTE MATERNO DELLA POLITICA” - GLI ITALIANI GUADAGNANO NETTO, MA VIVONO LORDO” – “TRA IL DIRE E IL FARE C’È DI MEZZO UNA BUSTA DA DARE”…


Frasi tratte da "Il politico portatile - La questione morale da Aristotele ai Simpson" - A cura di Carlo Alberto Brioschi
guanda il politico portatile di brioschiGUANDA IL POLITICO PORTATILE DI BRIOSCHI
Quando mi arrivò la tessera della loggia massonica P2 rimasi offeso perché sopra c'era scritto « apprendista muratore »: ma come! Io ero un costruttore affermato.
Silvio Berlusconi
L'altro giorno nella cappella di Arcore ho visto mia madre in colloquio diretto con Lui, il mio angelo custode, mio padre e le mie zie che sono dal l'al tra parte.
Li rimproverava di non fare abbastanza per aiutarmi...
Silvio Berlusconi
Il colore del gatto non conta finché acchiappa i topi.
Deng Xiaoping
Programma di governo. Animale fantastico appartenente al regno zoopolitico. Va detto che l'animale non è mai stato fotografato, nemmeno col teleobiettivo.
Fruttero e Lucentini
silvio BerlusconiSILVIO BERLUSCONI
Come diceva il principe di Salina questi sono i tempi delle volpi e delle faine, la stagione dei leoni e dei gattopardi è finita.
Eugenio Scalfari
Vai a guardare al fondo dei problemi politici e ci troverai sempre una questione di patrimonio e di portafoglio.
Eugenio Scalfari
Se è gratis c'è l'inganno.
Ignazio Silone
Come se delegare ai giudici la missione dei vendicatori fosse sufficiente all'intera società per mondarsi dei propri peccati.
Pierluigi Battista
Eugenio Scalfari un maestro di giornalismoEUGENIO SCALFARI UN MAESTRO DI GIORNALISMO
L'inesatta rappresentazione della realtà era la caratteristica poi dei bilanci che i partiti presentavano in Parlamento. Bilanci regolarmente falsi e regolarmente approvati senza lotta, senza spasimi, senza opposizioni rumorose o visibili.
Bettino Craxi
Costavano i giornali, costavano i periodici, la documentazione delle attività, gli atti dei convegni, dei congressi, le riviste politiche, storiche, specialistiche.
Costavano i libri e gli opuscoli. Tutti strumenti che non diffondevano le idee del demonio, ma che affrontavano tematiche sociali e si occupavano di interessi
generali.
Bettino Craxi
Carlo Fruttero e Franco LucentiniCARLO FRUTTERO E FRANCO LUCENTINI
Il denaro è il latte materno della politica.
Detto americano
Così come Cristo media tra Dio e gli uomini, così il denaro media tra un uomo e l'altro.
Karl Marx
Dovunque siamo arrivati a sollevare coperchi abbiamo trovato irregolarità. Chissà cosa emergerebbe se avessimo la possibilità di sollevarne di più.
Antonio Di Pietro
Ogni regime ha avuto ladri, in qualunque sistema e latitudine, e sempre li avrà.
Francesco Cossiga
In uno Stato molto corrotto, ci sono troppe leggi.
Tacito
Io credo che un artista non si debba mai prostituire se non per denaro.
Beppe Grillo
bettino craxiBETTINO CRAXI
Il poco conto in cui Dio tiene le ricchezze lo si intuisce
osservando a chi le dà.
Alexander Pope
Tutte le bandiere sono talmente sporche di sangue e di merda che è tempo di non averne più del tutto.
Gustave Flaubert
Io capisco l'indignazione, non lo stupore. Non capisco quelli che oggi lacrimano e mostrano meraviglia. Ma in quale mondo credevano di vivere?
Indro Montanelli (nell'anno in cui iniziano le inchieste di Tangentopoli)
«Caro direttore, le rubo un po' di spazio» ha scritto Craxi all'« Avanti!». Incorreggibile Bettino: perfino al giornale del suo partito.
Indro Montanelli
La tangente è democratica. Qui a Milano, per esempio, stiamo inquisendo dai ministri ai becchini.
Antonio Di Pietro
BEPPE GRILLO - Copyright PizziBEPPE GRILLO - COPYRIGHT PIZZI
I partiti si erano trasformati in società per azioni, dove uno comperava le azioni con le tangenti per assicurarsi la possibilità di essere eletto.
Piercamillo Davigo
L'italiano è mosso da un bisogno sfrenato d'ingiustizia.
Ennio Flaiano
Non c'è nulla di sbagliato in questo Paese che un'elezione
non possa sistemare.
Richard Nixon
Certo giornalismo nostrano è una lavanderia dove i panni entrano puliti ed escono sporchi.
Roberto Gervaso
francesco cossigaFRANCESCO COSSIGA
Il giornalismo che fa troppa morale è il giornalismo più immorale.
Roberto Gervaso
Ho sempre preferito la merda dei corrotti al sapore dolciastro dell'ipocrisia.
Giuliano Ferrara
Gli italiani guadagnano netto, ma vivono lordo.
Giuseppe Saragat
Non è vero che i politici italiani si vendono. Si affittano soltanto.
Anonimo
Si ruba a ogni livello, nelle piccole come nelle grandissime aziende, ma non si dice «furto», si dice «affare».
Giorgio Bocca
Tra il dire e il fare c'è di mezzo una busta da dare.
Marcello Marchesi
ENNIO FLAIANOENNIO FLAIANO
Hanno detto di noi: ma i Beatles non erano materialisti? Balle. Io e John dicevamo sempre, mentre ci sedevamo a tavolino a comporre una nuova canzone: scriviamo i soldi per un'altra piscina, ok?
Paul McCartney
Dovevo scegliere tra fare il pianista in un bordello o il politico. E a dir la verità, non c'è quasi differenza.
Harry S. Truman
I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e clientele. Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato... Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o sperano di non riceverne più.
Enrico Berlinguer
La politica, nella comune accezione del termine, non è altro che corruzione.
Platone
L'editoria è uno strano mestiere, in cui si usa lo spirito per fare i soldi e i soldi per fare lo spirito.
Gian Arturo Ferrari
PAUL MCCARTNEYPAUL MCCARTNEY
Solo il denaro trasforma le zucche in uomini e gli uomini in politici, i cavalli in senatori, i seguaci in galoppini, i poveri in ricchi e le prostitute in vergini.
Francesco Merlo
Non comprare un voto in più di quelli che ti servono.
John Fitzgerald Kennedy
Nessuno si ricorderebbe del Buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche i soldi.
Margaret Thatcher
La politica costa, qualcuno la deve finanziare. Poiché in una società capitalistica gli interessi non sono una cosa sporca.
Piero Ostellino
Il tenore di vita è dato non tanto dall'essere ricchi ma
dall'avere molti amici miliardari.
Carlo Giovannelli
FRANCESCO MERLOFRANCESCO MERLO
Ogni volta che da noi si scopre un mariuolo dicono che è un sistema di potere. Quando il mariuolo è il loro, è una pecora nera.
Giuliano Amato
L'italiano ha fatto il servo per secoli, ha servito ogni genere di padroni. E cosa fanno i servi? Rubano e rubano da soli perché non si fi dano neppure di un altro servo come loro. Nel pedigree dell'italiano c'è questa caratteristica fondamentale: bisogna rubare al prossimo.
Oliviero Toscani
Vi sono fi gure cui i militanti delegano l'onere di far funzionare la macchina del partito. Nessuno si chiede mai da dove provengano i soldi per fare tutte queste cose.
Ottaviano Del Turco
CARLO GIOVANELLICARLO GIOVANELLI
Una volta prendevi un politico e dopo un po' te lo ritrovavi pregiudicato. Ora è il contrario: parti pregiudicato e poi diventi politico.
Beppe Grillo
Il sonno della ragione produce ministri.
Alberto Arbasino
A parte le guerre puniche, mi aveva attribuito praticamente tutto.
Giulio Andreotti
Temo molto le società senza fini di lucro.
Giulio Andreotti
Il rimborso spese è la formula inventata dalla democrazia italiana per passare uno stipendio a chi non ne avrebbe legalmente diritto.
Mario Tedeschi
ALBERTO ARBASINOALBERTO ARBASINO
Anche le tangenti nel loro piccolo s'incassano.
Anonimo
Gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore.
Ennio Flaiano
Sotto ogni italiano si nasconde un Cagliostro e un san Francesco.
Leo Longanesi
Mafi a e camorra? Ci sono sempre state e sempre ci saranno. Dovremo convivere con questa realtà.
Pietro Lunardi
Di principio sono contrario a una doppia morale: chi ha rubato ha rubato e basta. Poi, però, subentra il giudizio sulle persone.
Massimo D'Alema
ETTORE BERNABEIETTORE BERNABEI
Oggi ho assunto cinque giornalisti: un democristiano, un socialista, un comunista e un repubblicano. Più uno bravo.
Ettore Bernabei (ex presidente della Rai)
«Signor Andreotti, come fa ad avere la coscienza pulita?»
«Non la uso mai.»
Alfredo Chiappori
La solitudine è il campo di gioco di Satana.
Vladimir Nabokov
Nella pratica del governare, rispetta le formalità, non preoccuparti dei principi morali.
Mark Twain

11.26.2012

Se scoprono che sei onesto ...


Armando Massarenti pubblica nell’inserto culturale della Domenica del Sole 24 Ore una recensione del Politico portatile.
In una celeberrima puntata dei Simpson -Due macchine in ogni garage, tre occhi in ogni pesce- il mefistofelico Mr. Burns, proprietario della centrale nucleare di Springfield, viene condannato a mettere a norma gli impianti, ovviando alle ben 342 tremende violazioni che hanno messo a repentaglio la salute dei cittadini e dell’ambiente. L’operazione etica di risanamento verrebbe a costare a Burns 56 milioni di dollari. Una “seccatura” che può essere aggirata dal milionario candidandosi come governatore alle prossime elezioni, per potere far varare delle leggi che rendano legali le illegalità delle sue attività. Nella fiction d’animazione più popolare e provocatoria d’America, Burns non riesce a vincere le elezioni. Ma ci sono casi in cui la realtà ha superato la fantasia fino a produrre massime di questo genere: «Sì, è vero, la legge è uguale per tutti, ma per me è più uguale che per gli altri, perché mi ha votato la maggioranza degli italiani».
Carlo Alberto Brioschi ha curato un piccolo manuale di “immoralismo”, Il politico portatile. La questione morale da Aristotele ai Simpson (Guanda), che raccoglie massime sulla “immorale politica” che dovrebbero aiutarci a diventare più scaltri quando assistiamo alle manovre dei nostri eletti in Parlamento. «Se la morale non urtasse, non verrebbe lesa», scrive Karl Kraus. Il discorso teorico sull’etica politica, inaugurato da Aristotele, è ben distante dalla pratica politica storica. Molti politici corrotti potrebbero appellarsi erroneamente alla filosofia di Machiavelli che predicò la separazione tra la morale e la politica: ma quella era una prassi da mettere in atto solo per il bene dello Stato, e non per il bene personale del politico di turno.
D’altra parte «Che asino è colui / Che s’alza la mattina / Pensando al bene altrui?» direbbe Giuseppe Giusti. «Vi sono vizi dell’epoca e vizi della persona», risponderebbe Francis Bacon, cercando maldestramente di giustificare la propria corruzione. Ma se è vero quello che dice Mino Maccari, che «bisogna rubare molto per essere assolti», allora forse Bacon non aveva rubato abbastanza -anche se poi venne comunque graziato dal sovrano, mentre oggi quelli che rubano molto se la cavano magari trascorrendo una breve “vacanza” ai domiciliari, per poi godersi i “risparmi” milionari fatti emigrare nella banche di altri Paesi.
«In uno Stato corrotto ci sono troppe leggi», diceva già Tacito. Ma niente paura: «La situazione politica in Italia è grave, ma non seria» (Flaiano), anche se «il sonno della ragione produce Ministri» (Arbasino). Io avrei solo una preoccupazione da aggiungere a questo prezioso, irridente vademecum. La mutuo da quel geniale osservatore degli italici costumi che fu Mino Maccari: «Se scoprono che sei onesto, sei fottuto».

10.29.2012

IL POLITICO PORTATILE in libreria




http://www.amazon.it/politico-portatile-Piccola-biblioteca-ebook/dp/B009ZCUC5C



GOVERNANTI PER TUTTE LE TASCHE

L'uomo e' ancora un animale politico come sosteneva Aristotele? Sull'animale siamo più o meno tutti d'accordo; e' sul politico che molti di noi preferirebbero stendere un velo pietoso. Machiavelli ci ha insegnato che la politica deve essere separata dalla morale ma oggi il problema sembra più semplicemente quello di tenere le mani della politica ben distanti dalle ghiotte occasioni dell'immoralità quotidiana. E poiché la questione morale è una cosa troppo seria per essere lasciata ai politici e ai loro vani proclami, occorre anzitutto venire in soccorso del governante dei nostri tempi, che si muove incerto tra occasioni di latrocinio e lancinanti dilemmi etici ma non può permettersi, come il delfino di Francia nei bei giorni della monarchia assoluta, la confessione di un precettore gesuita come Bossuet. Per questo si e' pensato di confezionargli su misura un piccolo tesoro di aforismi, epigrammi, satire, paradossi e citazioni, che pretende di ripercorrere le più eloquenti testimonianze di una consuetudine alla corruzione che ha accompagnato l’uomo per la sua intera storia.
E per squarciare il velo d'ipocrisia che ancora ricopre la politica e i suoi guasti, dall’Atene classica a Tangentopoli e oltre, si sono chiamati in causa gli immoralisti e i grandi massacratori di miti, da Giovenale a La Rochefoucauld, da Berlusconi a Homer Simpson, perché non esiste miglior predicatore del peccatore che ammette la colpa, almeno a se stesso, giacche' parla con cognizione di causa e guarda dritto negli occhi la propria cattiva coscienza. Insomma, una piccola enciclopedia del vizio che può essere dunque sfogliata tanto dai peccatori del ceto dirigente come breviario di conforto quanto dalle anime specchiate e dai sudditi indignati come guida alla sopravvivenza nella giungla dei corrotti per recuperare quel buon senso e quell’occhio alle proporzioni del male e del bene che paiono latitare più che mai.



2.14.2012

L’Italia nella quinta bolgia dell’Inferno

Uno sguardo alla storia della corruzione, da Sallustio ai giorni nostri, può aiutare a comprendere alcune ragioni della diffusione del malaffare politico nel nostro paese e indicare le vie di una lotta contro la “banalità della corruzione”.

Benedetto Croce sosteneva che la storia non dovrebbe perder tempo a occuparsi di banali ruberie quotidiane. Aveva le sue buone ragioni naturalmente, ma la corruzione politica, nelle sue varie manifestazioni, ha un impatto troppo rilevante sulla società e sull’economia di ogni nazione per trascurarne l’influenza nel breve termine e le conseguenze nel lungo periodo (all’Italia sottrae tra l’altro alcuni punti in percentuale del prodotto interno lordo).
Per questo ripercorrere la storia della corruzione può risultare utile quantomeno per uscire dal riflesso incondizionato di piccolo cabotaggio che scatta in genere di fronte agli scandali dell’attualità e che va dall’indignazione impotente al disinteresse qualunquistico, dal timore di essere scoperti per il proprio latrocinio al rimpianto di chi è escluso di fatto da questo o quel giro di privilegi o mazzette.

9.25.2010

INDIFFERENTI O ASSUEFATTI?





















Nel «Malaffare» Carlo Alberto Brioschi racconta la storia del rapporto tra denaro e politica
Corruzione: indifferenti o assuefatti
Dall' ipocrisia alla sfrontatezza, le frontiere di un fenomeno antico Ironia Demostene scriveva: «Invidiare chi si lascia corrompere, ridere se lo riconosce apertamente, odiare chi lo vorrebbe accusare» La tesi Secondo l' autore non si tratta di problemi specifici del nostro tempo e dell' Italia, ma radicati nell' animo umano
B onifacio VIII e Craxi, Verre e Fouquet, l' oro della Banca Romana e quello in arrivo da Mosca alle Botteghe Oscure, i barattieri collocati da Dante all' Inferno e lo scandalo ateniese dell' oro di Arpalo, i simoniaci medievali e i corrotti di Tangentopoli. La tesi di Carlo Alberto Brioschi - capo della saggistica di Rizzoli, che però pubblica i suoi libri da Longanesi - è che la corruzione e il malaffare in genere non siano fenomeni specifici di un popolo o di un' epoca, ma siano in qualche modo radicati nella storia, connaturati all' animo umano. Nell' Italia di oggi, però, si verifica una mutazione inedita e inquietante: la corruzione emerge alla luce del sole, come la «feccia che risale il pozzo» della metafora coniata da Indro Montanelli. Si rivendicano in pubblico le cose che prima si facevano di nascosto in privato. All' ipocrisia si sostituisce la sfrontatezza. La conseguenza è l' assuefazione di un' opinione pubblica che sembra non avere più neppure la forza di reagire, e il senso di impunità dei potenti (plasticamente rappresentato dall' esultanza con cui l' altro giorno alla Camera si è festeggiata la bocciatura della richiesta di utilizzare le intercettazioni dell' onorevole Nicola Cosentino, di cui la magistratura ha chiesto l' arresto per camorra). Il malaffare (pagine 301, Euro 16, da oggi in libreria) è un tema su cui Brioschi lavora da quindici anni, da quand' era giovane cronista di Tangentopoli. Nel 1996 scrisse un libro, La penisola del tesoro (Diabasis), in cui immaginava il ritorno di Bettino Craxi dall' esilio di Hammamet e la sua riconquista dell' Italia alla maniera dell' amato Giuseppe Garibaldi, a cominciare dallo sbarco a Marsala. «Ma, come ogni tentativo di immaginare il futuro, ha finito - scrive Brioschi nella premessa - per essere superato dalla realtà. L' amico di Ghino di Tacco, e da lui munificamente beneficato, Silvio Berlusconi, è salito al potere con assai maggior grinta del predecessore». Dopo i provocatori Elogio della corruzione (Ponte alle Grazie, 1997) e Il moralista portatile (Tea, 2002), Brioschi ha firmato nel 2006 una Breve storia della corruzione, di cui Il malaffare rappresenta un' edizione aggiornata e ampliata. E, nel 2007, ha pubblicato con Rizzoli La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, un saggio che ha cambiato la storia politica d' Italia. Da allora, scrive Brioschi, il disincanto e l' indifferenza sono cresciuti nell' opinione pubblica. Il malaffare non desta più indignazione e rivolta morale. Eppure l' autore individua due elementi di novità rispetto al passato. Gli scandali più recenti, quelli che Filippo Ceccarelli racconta nel suo ultimo saggio La suburra (Feltrinelli), hanno al centro il sesso, in particolare il corpo della donna, dai festini di Palazzo Grazioli alle dimissioni del sindaco di Bologna Flavio Delbono, passando per le disavventure di Piero Marrazzo in via Gradoli, con l' eccezione dell' infortunio di Claudio Scajola sulla casa pagata a sua insaputa dalla «cricca». L' altro elemento di novità è «la preoccupazione della delegittimazione collettiva che percorre il sistema, l' evidente allarme di un modello di potere che si sta sbriciolando». Il libro si chiude proprio su questo interrogativo: se siamo avviati su una china irreversibile di corruzione e assuefazione, o se invece siamo alla vigilia del crollo di quella che è stata chiamata Seconda Repubblica, e dei protagonisti - da Berlusconi ai postcomunisti - che le hanno dato vita. Ma il saggio non è schiacciato sul presente, anzi è una scorribanda attraverso le epoche storiche. A cominciare dal «do ut des» della Bibbia e dall' Arthasastra (titolo che il Nobel indiano Amartya Sen traduce con «Economia politica») del bramino Kautilya, contemporaneo di Aristotele, convinto che chi governa debba usare ogni mezzo per raggiungere i propri obiettivi, mentre regole di rigore e onestà sembrano valere solo per i sudditi; e la possibilità di provare la disonestà finanziaria di un pubblico ufficiale è remota quanto quella di scoprire «quanta acqua può bere un pesce che nuota liberamente nell' acqua». Più o meno negli stessi anni l' ateniese Demostene, esiliato proprio con l' accusa di appropriazione indebita e suicida dopo il ritorno in patria, coniava un motto che sembra adattarsi bene ai giorni nostri: «Invidiare chi si lascia corrompere, ridere se lo riconosce apertamente, assolvere chi è stato colto in flagranza di reato, odiare chi vorrebbe metterlo sotto accusa». RIPRODUZIONE RISERVATA
Cazzullo Aldo
Pagina 53
(24 settembre 2010) - Corriere della Sera

9.15.2010

L'INTRODUZIONE DI GARZON ALL'EDIZIONE SPAGNOLA



FRAGMENTO LITERARIO: LECTURA
Castigar la corrupción
BALTASAR GARZÓN 25/04/2010
El concepto de corrupción es confuso y amplio porque en su sentido físico es aplicable a cualquier objeto, y en sus aspectos intelectual, sentimental, político, social y económico, al ser humano en general. No todos se venden por dinero. Las motivaciones de quienes caen en la corrupción a menudo van más allá de lo económico: la propia convicción, el odio o la venganza, pasando por intereses de cualquier orden, incluido el de favorecer a los suyos, pueden corromper a una persona. Tampoco existe una sola clase de corrupción, ya que puede ser ésta pública o privada, clásica o moderna, y afectar a instituciones o sectores del Estado o de la justicia, en sistemas democráticos o en dictaduras. Pero se trata esencialmente de un fenómeno generador de injusticia y desigualdad entre los ciudadanos y, por ende, de desconfianza: ante la falta de respuestas adecuadas por parte de quienes tendrían obligación de perseguir las prácticas corruptas y no lo hacen, se presume la corrupción del sistema.
Aumentan así el desinterés por la defensa de lo público y la apatía ante la necesidad de generar un rearme ético que tenga como base la educación y el aprendizaje.
La corrupción política, de la mano de la económica, se traduce en una especie de privatización del Estado. Los servidores de este pasan a ser "dueños" de los servicios públicos en vez de gestores de los mismos. Cobra fuerza el concepto de patrimonialización de estos servicios en detrimento de la idea democrática de atención al ciudadano. Y se induce a este ciudadano, de manera forzosa, a creer en la inocuidad, o incluso en la bondad, del fenómeno.
Esta afirmación explica que la corrupción en España en el año 2008 ocupara uno de los últimos puestos en la clasificación de asuntos por orden de preocupación de los ciudadanos, y vuelve comprensible el hecho de que responsables políticos acusados, investigados o condenados por corrupción sigan contando con el apoyo popular en periodos sucesivos. De modo que para muchos, tristemente, es peor la evidencia de su torpeza al ser sorprendidos que el ser reconocidos como corruptos.
Si algo nos enseña el mapa de la corrupción en cualquier parte del mundo y en cualquier época, es que sólo los liderazgos valientes y decididos pueden acabar con el problema, superando la indiferencia popular y manteniendo una actitud vigilante e intransigente frente a los comportamientos corruptos. Una buena gobernabilidad, obtenida mediante la acción coordinada de organismos de control que reduzcan los espacios para la corrupción, es básica para una eficaz estrategia frente al problema. Y esa gobernabilidad, precisamente, se fortalecerá sobre la base de una lucha frontal contra la corrupción, lo que a su vez dotará a las instituciones de la autoridad necesaria para transmitir no sólo la apariencia de legalidad, sino también la firmeza ética de que no va a transigirse con la corrupción pública o privada.
La afirmación de que, en un sistema democrático, ciertas dosis de corrupción son necesarias para sostener el esquema de partidos políticos -que lleva a la aceptación de prácticas irregulares de financiación- es inaceptable, porque la credibilidad de una formación política debe radicar no sólo en la coherencia y el carácter democrático de sus ideas, sino también en la transparencia de sus recursos, reflejo de la honradez de sus dirigentes.
A pesar de que esto resulte claro, no son muchos los códigos penales que tipifican como delictiva la financiación irregular de los partidos políticos, una de las fórmulas más habituales de corrupción. Incluso en algunos sistemas se ha optado, casi sin polémica, por admitir claramente la acción de los lobbies o grupos de presión político-económica en campañas electorales (el Tribunal Supremo de Estados Unidos, en 2010, ha sentenciado la legalidad de acción de estos grupos, decisión que el presidente Barack Obama ha criticado con energía, siendo él mismo quien promovió la norma de su prohibición).
Es un hecho incontestable que la corrupción también es un instrumento idóneo para el crimen organizado y para el desarrollo e implantación de sus métodos en sistemas políticos y económicos y en instituciones financieras, policiales o judiciales, con el fin de conseguir mayores espacios de impunidad. Porque "ninguna forma de gobierno es indemne al desarrollo de las organizaciones criminales transnacionales, ningún sistema legal es capaz de controlar totalmente el crecimiento de ese crimen y ningún sistema económico o financiero está seguro frente a la tentación de obtener ganancias de niveles muy superiores a los que son alcanzables con las actividades legales" (Louise Shelly, American University).
El crimen organizado ha penetrado en muchos Estados, desde el ámbito local hasta el nacional o federal, a través de la financiación de las campañas políticas para la elección de sus miembros como diputados. Recuérdense los casos de narcopolítica o parapolítica en países como Colombia, la compra de voluntades políticas por la Mafia en Italia o la designación de funcionarios de gobierno por grupos criminales en México.
Si lo anterior es un hecho, también lo es la asociación transnacional de unos y otros grupos criminales, como una necesidad derivada de la propia actividad organizada y de la complejidad y la globalización de los mercados a los que atacan. Ese crecimiento, curiosamente, los hace más vulnerables a la acción coordinada de la justicia de los distintos países, que se ha ido dotando de instrumentos idóneos para llevarla a cabo. Por tanto, será de esta forma como se deba incidir para sumar, a los efectos de la prevención, los de una adecuada persecución del fenómeno mixto "crimen organizado-corrupción".
Que no se hable tanto de corrupción no significa que haya dejado de existir. Por el contrario, lo sucedido es que aquellos que la practican se han hecho más expertos y han abandonado la bandera negra con la calavera pirata por el estuche negro del ordenador; y la maleta con la ametralladora por el maletín del ejecutivo. Han conseguido un nuevo triunfo: que se deje de hablar de ellos, de modo que no se perciba su penetración en consejos de administración de grandes empresas y organismos multilaterales, contribuyendo al lavado de activos procedentes de los más variados sectores de la criminalidad con impunidad de sus conductas, aplicando trabas a cualquier tipo de investigación.
De todo ello se desprende la necesidad de que el fenómeno de la corrupción se visibilice, se denuncie y se haga patente en toda su crudeza, para imposibilitar la indiferencia ante el mismo.
Hoy día, el tema de la corrupción, especialmente en nuestro país, está sometido a debate. Pero, detrás de formulaciones de intransigencia frente al mismo, se observan actitudes de comprensión, especialmente cuando se trata de casos de corrupción política. Casos en los que ciertos medios de información toman posiciones no necesariamente objetivas, sino encubridoras y entorpecedoras de la acción de la justicia.
Las noticias se suceden a tal velocidad que el ciudadano no tiene tiempo de asimilar lo que lee, escucha o ve en los diferentes medios, aunque no renuncie a cierta percepción crítica de los diferentes casos. Quizá podría decirse que, en lo que llevamos de siglo XXI, la corrupción se ha convertido en una especie de bacilo de la peste que viene de lejos, como nos relata brillantemente en este libro Carlo Alberto Brioschi, y que conoce ahora, como cualquier sistema infeccioso, su eclosión purulenta.
En su prólogo, el propio Brioschi se pregunta: "¿A quién le importa si el propio César es un ladrón?". A nadie, viene a responder el autor. Nerón y Calígula han pasado a la historia de igual modo que los santos, nos dice. Pero no hace falta ir tan lejos, nos sugiere el autor. Sabemos de casos de flagrante corrupción en los que se han visto envueltos ciertos políticos cuyo apoyo electoral y apreciación política no se han visto afectados por semejante conducta. Más bien al contrario. Incomprensiblemente, las máquinas propagandísticas de los partidos, o de algunos de ellos, anestesian la memoria de los ciudadanos para conseguir el olvido o, al menos, la condescendencia ante la promesa de que determinados hechos no volverán a producirse y que la limpieza y pureza de la gestión será en el futuro la norma. Sin embargo, pasado el tiempo, el escenario se repite, y algunos "tropiezos" se disculpan ante la perspectiva de una victoria electoral que garantice que las cosas serán diferentes.
Con ironía recuerda Brioschi que, según Octavio Paz, "una nación empieza a corromperse cuando se corrompe su sintaxis". La cita encierra una reflexión de largo alcance: la corrupción no es otra cosa que la alteración violenta del orden, de las reglas establecidas. Aunque también sucede que se aprovechan las normas para subvertir su contenido y buscar zonas de impunidad.
(...) Los últimos capítulos de esta Breve historia de la corrupción se centran en el estado actual de esta cuestión, en un mundo en el que el carácter global de las conexiones políticas y económicas otorga a los problemas escala universal. Brioschi analiza los grandes crash financieros y el futuro de la corrupción, y recuerda cómo, en el momento de su máxima expansión económica, Estados Unidos realizó, mediante la deshonestidad de su clase política y económica empresarial, una contribución esencial al desarrollo de todas las formas de corruptela. En ese sentido cita al sociólogo español Josep Ramoneda: "En esta sociedad de desigualdad creciente, su corrupción es al mismo tiempo un síntoma y una estrategia". Y así, el autor introduce el factor corrupción en el estudio de la democracia. Prosigue Ramoneda:
"Es cierto que la corrupción ha existido siempre y que si antes no era tan manifiesta es sólo porque la ideología política la ocultaba. Bajo el franquismo, todo el régimen era corrupto, y en las democracias europeas la corrupción fue un tabú hasta que la disolución del enemigo no eliminó también las viejas prioridades ideológicas".
Y va aún más lejos al decir que "en la medida en que la vida política se somete a las exigencias del poder económico, los territorios se confunden y lo público y lo privado se mezclan, y se generan mecanismos de transferencia constante de un poder a otro".
(...) No quiero terminar esta nota de prólogo al libro de Brioschi sin hacer alusión a un tema que el autor toca de pasada en su introducción. Brioschi alude a la sugerencia de Giuliano Ferrara de que la magistratura no debe decidir sobre la suerte de los gobiernos, y por extensión, de los gobernantes. El propio autor responde citando, entre otros, a Ilvo Diamanti, quien recuerda: "No hay que olvidar que la corrupción y los casos de irregularidad no se los han inventado los jueces".
Giulio Calamandrei añade al respecto, en el mismo contexto: "El mayor riesgo para un magistrado no viene -solo- de las presiones externas, sino del agotamiento interior de las conciencias". Que cada uno haga su reflexión particular sobre este tema, sin olvidar que la corrupción también anida con frecuencia en la judicatura.
La independencia judicial es el baluarte para una adecuada gobernabilidad. Esa independencia debe proclamarse tanto del poder político (ejecutivo, legislativo, los propios partidos políticos) como del económico (entidades financieras, bancos, corporaciones). Mi referencia a los poderes político y económico es intencionada por cuanto hoy lo político depende del poder económico, multinacional y globalizado de las corporaciones que, en definitiva, controlan su desarrollo. Por ello, resulta indispensable un poder judicial fuerte, independiente e inamovible, capaz de investigar y castigar la corrupción por encima de cualquier otra circunstancia, siempre desde la legalidad, pero sin la mediatización de quienes pretenden ejercer un control político sobre él, desde dentro o desde afuera.
Concluyo de la mano de Maquiavelo, a quien Carlo Alberto Brioschi cita a menudo: "No sin razón se dice que la voz del pueblo es la voz de Dios. La opinión pública pronostica los sucesos de una manera tan lúcida que se dirá que el pueblo está dotado de la facultad de prever lo que distingue al bien del mal", recuerda el autor en su texto sobre Tito Livio.
Pero, hoy en día, ¿podemos compartir esta afirmación en un mundo en el que los medios de comunicación deciden lo que es y lo que no es, en el que se ensalza o humilla por interés político o económico, en el que se defiende o ataca en función de lo que se obtenga o pierda? La responsabilidad de los medios de comunicación es de tal magnitud que puede afirmarse que de su uso adecuado depende el futuro de una sociedad que, queramos o no, es esencialmente mediática.

UNA MODESTA PROPOSTA






I punti decisivi: ripristinare del falso in bilancio, incoraggiare il pentitismo,
introdurre l'antiriciclaggio e il traffico delle influenze
La proposta di legge sulla corruzione del Fatto quotidiano (11 set 2010).